I lavori più richiesti in Italia nel 2026: professioni e stipendi
Capire quali sono i lavori più richiesti in Italia nel 2026 è utile non soltanto per chi sta cercando un’occupazione, ma anche per chi deve scegliere un corso professionale, vuole cambiare settore oppure sta valutando quali competenze sviluppare nei prossimi anni. Il mercato del lavoro italiano continua infatti a presentare una situazione apparentemente contraddittoria: da una parte esistono persone che faticano a trovare un impiego, dall’altra molte aziende dichiarano di non riuscire a reperire candidati con le competenze di cui hanno bisogno.
I dati più recenti del Sistema Informativo Excelsior mostrano che questa difficoltà rimane significativa. Nel luglio 2026 le imprese italiane programmavano circa 568 mila ingressi nel solo mese e circa 1,5 milioni nel trimestre luglio-settembre, nonostante una lieve flessione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro questi numeri esistono però differenze importanti tra settori, territori e professionalità: alcune figure sono molto numerose perché lavorano nei servizi, nel turismo o nel commercio, mentre altre sono ricercate perché richiedono competenze tecniche difficili da trovare. (unioncamere.gov.it)
Per scegliere bene non basta quindi chiedersi quale sia il lavoro con il maggior numero di assunzioni. È necessario considerare insieme domanda delle imprese, difficoltà di reperimento, formazione necessaria, possibilità di crescita e retribuzione. Una professione molto richiesta ma accessibile a moltissimi candidati può offrire meno vantaggi di una figura tecnica ricercata da meno aziende ma molto difficile da reperire.
Vediamo allora quali professioni meritano maggiore attenzione nel 2026 e quali percorsi possono portare verso questi lavori.
Cosa significa davvero “lavoro più richiesto”
Quando si parla di lavori più richiesti si possono intendere almeno due cose diverse. La prima riguarda il numero assoluto delle assunzioni previste: in questo caso settori come turismo, commercio, ristorazione e servizi possono generare moltissimi ingressi perché impiegano un numero elevato di persone. La seconda riguarda invece la difficoltà che le aziende incontrano nel trovare candidati adeguati, ed è proprio questo secondo indicatore che può essere particolarmente interessante per chi vuole scegliere una formazione professionale.
Una professione può infatti avere meno assunzioni complessive rispetto alla ristorazione ma offrire maggiori opportunità a una persona qualificata perché pochi candidati possiedono le competenze richieste. È il caso di diverse figure tecniche, manutentori, specialisti dell’industria e professionisti digitali. Le rilevazioni Excelsior continuano a mostrare un forte mismatch tra domanda e offerta: quasi un’assunzione su due presenta difficoltà di reperimento, un problema che diventa ancora più pronunciato per diverse professioni specializzate. (unioncamere.gov.it)
Per chi deve decidere quale mestiere imparare, quindi, la domanda più utile non è soltanto “quante persone vengono assunte?”, ma anche “quanto è difficile per le aziende trovare qualcuno che sappia fare davvero questo lavoro?”.
Manutentore industriale: una delle figure tecniche più interessanti
Tra le professioni che meritano attenzione troviamo il manutentore industriale, una figura fondamentale nelle aziende manifatturiere. Impianti e macchinari devono funzionare continuamente e un guasto può fermare intere linee produttive, generando costi molto elevati. Per questo le aziende cercano persone capaci di individuare anomalie, effettuare manutenzione preventiva e intervenire su componenti meccanici, elettrici, pneumatici e, sempre più spesso, automatizzati.
Quella del manutentore non è però una professione uniforme. Esistono manutentori meccanici, elettrici, elettromeccanici e meccatronici e la specializzazione può incidere sia sulle possibilità di impiego sia sulla retribuzione. La crescita professionale può essere significativa perché un tecnico che accumula esperienza su impianti complessi diventa progressivamente più difficile da sostituire.
Secondo un’analisi retributiva pubblicata da Randstad nel 2026, un manutentore può collocarsi indicativamente intorno a 23-25 mila euro lordi annui nelle posizioni junior, salire verso 28-33 mila euro con esperienza intermedia e arrivare a 37-42 mila euro lordi annui o oltre nei profili senior e maggiormente specializzati. Naturalmente si tratta di valori indicativi che possono cambiare in base a territorio, CCNL, turnazione, competenze tecniche e azienda. (randstad.it)
Per chi proviene già dalla produzione industriale, un corso di manutenzione può rappresentare una delle riqualificazioni più naturali perché permette di sfruttare la conoscenza dell’ambiente produttivo aggiungendo competenze tecniche più specialistiche.
Meccatronico: quando meccanica ed elettronica si incontrano
La meccatronica è diventata centrale perché i macchinari moderni non sono più esclusivamente meccanici. Automazione, sensori, elettronica e software sono ormai integrati in molte linee produttive, impianti e veicoli. Di conseguenza le aziende cercano sempre più spesso tecnici capaci di comprendere contemporaneamente più tecnologie.
Il meccatronico può lavorare nell’industria, nell’automazione, nella manutenzione e nell’automotive e può sviluppare nel tempo una specializzazione molto elevata. È una professione particolarmente interessante per chi ama il lavoro pratico ma vuole avere un profilo più tecnico rispetto a un ruolo produttivo generico.
La formazione dovrebbe però essere concreta. Meccanica, elettrotecnica, elettronica, diagnostica, automazione e lettura degli schemi sono competenze che richiedono laboratorio ed esperienza pratica. Un breve corso esclusivamente teorico difficilmente può preparare adeguatamente una persona che parte completamente da zero.
Dal punto di vista retributivo il livello può crescere sensibilmente con l’esperienza. Stime salariali relative a manutentori meccatronici mostrano valori annuali intorno ai 30-33 mila euro per diversi profili, ma la retribuzione effettiva può salire nelle posizioni più specialistiche, con turnazioni o responsabilità maggiori. (it.indeed.com)
Elettricista: un mestiere tradizionale che continua a cambiare
L’elettricista potrebbe sembrare una professione tradizionale, ma in realtà il settore sta attraversando una trasformazione profonda. Automazione, impianti intelligenti, fotovoltaico, colonnine di ricarica, pompe di calore, sistemi di controllo e nuove tecnologie energetiche stanno ampliando il numero delle competenze richieste.
La professione può essere svolta in contesti molto diversi: edilizia, manutenzione industriale, aziende di impiantistica, infrastrutture e servizi tecnici. Proprio questa varietà rende difficile parlare di uno stipendio unico. Un elettricista all’inizio della carriera può avere una retribuzione relativamente vicina a quella di altri operai qualificati, mentre un tecnico esperto in ambito industriale o specializzato in determinate tecnologie può raggiungere livelli superiori.
Le stime disponibili nel 2026 collocano frequentemente la retribuzione di un elettricista dipendente nell’ordine di alcune decine di migliaia di euro lordi annui, con differenze considerevoli in funzione dell’esperienza, del territorio e della specializzazione. (randstad.it)
Per chi vuole entrare nel settore è importante distinguere tra l’acquisizione di competenze elettriche e il possesso dei requisiti necessari per esercitare determinate attività professionali in autonomia. Un corso breve può essere utile per iniziare, ma non sostituisce automaticamente qualifiche, esperienza e requisiti previsti dalla normativa.
Operatori e tecnici della produzione
L’industria italiana continua ad avere bisogno di persone che lavorino direttamente nei processi produttivi, ma la differenza rispetto al passato è che molte aziende cercano figure sempre più specializzate. L’operaio generico continua a esistere, ma aumentano le opportunità per chi sa utilizzare macchine CNC, leggere disegni tecnici, effettuare controlli di qualità, intervenire sugli impianti o gestire macchinari automatizzati.
Questo spiega perché la formazione tecnica può avere un ritorno professionale importante. Passare da un ruolo generico a uno specializzato significa ridurre il numero dei candidati con cui competere e aumentare il proprio valore per l’impresa. Le rilevazioni Excelsior mostrano da tempo che gli operai specializzati sono tra i gruppi professionali nei quali il mismatch tra domanda e disponibilità di personale è più significativo. (excelsior.unioncamere.net)
Per una persona già inserita in un ambiente industriale può quindi essere più conveniente specializzarsi su una macchina, una tecnologia o un’attività di manutenzione piuttosto che tentare una riconversione completamente scollegata dall’esperienza posseduta.
Addetti alla logistica e magazzino
La crescita dell’e-commerce, la complessità delle reti distributive e la necessità di movimentare rapidamente le merci rendono la logistica un altro settore capace di assorbire un numero consistente di lavoratori. Non bisogna però ridurre questo ambito alla sola figura del magazziniere che movimenta fisicamente le merci.
Le aziende utilizzano sistemi gestionali, software di magazzino, tracciamento digitale, procedure documentali e organizzazione sempre più sofisticata delle scorte. Per questo un lavoratore che combina capacità operative e competenze digitali può avere prospettive migliori rispetto a chi possiede esclusivamente esperienza manuale.
La retribuzione varia considerevolmente tra operatore di magazzino, coordinatore, responsabile logistico e figure specialistiche della supply chain. Nei ruoli di ingresso il livello può essere relativamente contenuto, mentre esperienza, responsabilità organizzative e conoscenza dei sistemi gestionali possono portare a retribuzioni sensibilmente superiori.
Per chi cerca un percorso formativo relativamente accessibile senza laurea, logistica e gestione del magazzino possono quindi rappresentare un buon punto di partenza, soprattutto nei territori caratterizzati da una forte presenza industriale e distributiva.
Turismo e ristorazione: tantissime opportunità, ma attenzione alla stagionalità
I servizi turistici continuano a generare un volume molto elevato di domanda occupazionale. A luglio 2026 il Sistema Excelsior indicava ancora turismo e servizi tra i comparti con numerosi ingressi programmati, all’interno di un mercato che nel solo mese prevedeva circa 568 mila nuovi contratti. (unioncamere.gov.it)
Cuochi, camerieri, addetti all’accoglienza, personale alberghiero e altre figure della ristorazione possono quindi trovare molte opportunità, soprattutto nelle zone turistiche. La quantità di annunci, però, non deve essere confusa automaticamente con qualità o stabilità dell’occupazione.
La stagionalità può essere importante e le condizioni cambiano notevolmente tra strutture e territori. Per chi vuole costruire una carriera nel settore può essere utile sviluppare competenze che permettano di avanzare verso ruoli più specializzati: lingue straniere, gestione alberghiera, organizzazione della ristorazione, competenze digitali e capacità commerciali possono aumentare le possibilità di crescita.
Impiegati amministrativi e contabili
Il lavoro d’ufficio continua a essere ricercato, ma la figura dell’impiegato amministrativo è diventata più digitale e specializzata. Fatturazione elettronica, gestionali, fogli di calcolo, archiviazione digitale e sistemi ERP fanno parte della quotidianità di molte aziende e chi possiede queste competenze può avere un vantaggio rispetto a candidati con una preparazione esclusivamente teorica.
Un corso di amministrazione può quindi essere utile, soprattutto se integra contabilità, Excel e software gestionali. È meno interessante quando rimane troppo generico e insegna soltanto principi teorici che non permettono al candidato di svolgere attività concrete.
Anche lo stipendio varia molto. Una posizione amministrativa junior può partire da livelli relativamente contenuti, mentre un impiegato contabile esperto, un payroll specialist o una figura capace di gestire attività amministrative complesse può raggiungere retribuzioni decisamente più elevate. La specializzazione diventa quindi ancora una volta il principale fattore di crescita.
Professioni digitali e informatiche
Il digitale rimane uno dei grandi motori di trasformazione del mercato del lavoro. Le imprese cercano competenze legate a software, dati, sicurezza informatica, cloud, automazione e intelligenza artificiale, ma è importante evitare una semplificazione frequente: non basta frequentare un corso breve per diventare automaticamente un professionista IT molto richiesto.
Le figure maggiormente specialistiche richiedono competenze profonde. Cybersecurity, data science, sviluppo software e cloud engineering possono offrire retribuzioni interessanti, ma il percorso di formazione è normalmente più impegnativo rispetto a quello necessario per utilizzare strumenti digitali di base.
La Salary Guide Italia 2026 di Hays evidenzia proprio come la carenza di competenze continui a essere particolarmente importante in ambiti tecnologici avanzati, compresi AI, data e cybersecurity. (hays.it)
Per chi parte da zero può quindi essere più realistico sviluppare inizialmente competenze informatiche trasversali e successivamente specializzarsi. Per chi possiede già una base tecnica, invece, investire su cybersecurity, data analysis o cloud può aprire opportunità professionali più remunerative.
Cybersecurity: domanda elevata, ma serve vera specializzazione
La cybersecurity è uno degli esempi migliori di settore nel quale domanda elevata e scarsità di competenze si incontrano. Aziende, pubbliche amministrazioni e organizzazioni devono proteggere sistemi, dati e infrastrutture da minacce sempre più sofisticate, creando la necessità di professionisti specializzati.
Le retribuzioni possono essere interessanti proprio perché la competenza richiesta è elevata, ma sarebbe sbagliato presentare la cybersecurity come un modo semplice per ottenere rapidamente uno stipendio alto. Per lavorare seriamente nel settore servono conoscenze di reti, sistemi operativi, sicurezza, gestione delle vulnerabilità e spesso certificazioni o esperienza pratica.
Per un giovane con forte interesse tecnologico può rappresentare un percorso di carriera molto valido; per un adulto che parte completamente da zero può essere invece più sensato costruire progressivamente una base informatica prima di tentare una specializzazione.
Tecnici specializzati nella transizione energetica
Un’altra area destinata a svilupparsi è quella collegata all’energia e alla transizione ambientale. Installazione e manutenzione di impianti fotovoltaici, sistemi di efficientamento energetico, pompe di calore, mobilità elettrica e nuove tecnologie richiedono competenze tecniche che spesso si sovrappongono a quelle di elettricisti, manutentori e impiantisti.
Questo è un ottimo esempio di come un mestiere tradizionale possa diventare più interessante grazie alla specializzazione. Un elettricista che acquisisce competenze relative a fotovoltaico, accumulo o infrastrutture di ricarica non abbandona la propria professione: la rende più coerente con un mercato in trasformazione.
Per chi deve scegliere una formazione tecnica nel 2026, quindi, può essere utile cercare percorsi che non insegnino soltanto le competenze tradizionali, ma includano anche tecnologie emergenti.
Professioni sanitarie e servizi alla persona
I servizi alle persone rappresentano un altro grande bacino di domanda occupazionale. Le previsioni di medio periodo elaborate da Unioncamere e CNEL indicano che proprio questa area potrebbe generare uno dei fabbisogni più consistenti nei prossimi anni, con centinaia di migliaia di persone necessarie per sostituire chi uscirà dal mercato e rispondere alle nuove esigenze demografiche. (unioncamere.gov.it)
Bisogna però distinguere tra professioni regolamentate, che richiedono specifici titoli, e altre attività di servizio. Infermieri, OSS e professionisti sanitari devono seguire percorsi definiti dalla normativa e non possono essere sostituiti da semplici corsi privati non riconosciuti.
Per chi è interessato a questo settore, la prima verifica deve quindi riguardare sempre il titolo necessario per esercitare la professione.
Quali sono i lavori più richiesti senza laurea
Una delle caratteristiche più interessanti del mercato attuale è la presenza di numerose professioni richieste che non necessitano necessariamente di un percorso universitario. Manutentori, elettricisti, meccatronici, operatori specializzati, addetti alla logistica, tecnici e diverse figure della ristorazione possono essere raggiunti attraverso qualifiche, diplomi tecnici, formazione professionale e soprattutto esperienza pratica.
Questo non significa che siano lavori “facili”. Anzi, proprio la difficoltà nel reperire alcuni profili deriva dal fatto che le aziende cercano competenze precise che richiedono tempo per essere sviluppate.
La mancanza di laurea può quindi essere compensata dalla presenza di una professionalità chiaramente riconoscibile. Un candidato che sa utilizzare una macchina CNC o effettuare manutenzione su un impianto può avere un valore molto concreto per l’azienda, anche senza un titolo universitario.
Quali lavori possono pagare di più senza laurea
Quando si parla di stipendio bisogna evitare classifiche troppo semplicistiche. La stessa professione può avere retribuzioni molto diverse in base alla regione, esperienza, turnazione, responsabilità e specializzazione.
In linea generale, però, i ruoli tecnici nei quali esiste scarsità di personale possono offrire una buona progressione economica. Il caso dei manutentori è particolarmente chiaro: secondo i benchmark pubblicati nel 2026, i profili senior specializzati possono arrivare nell’ordine dei 37-42 mila euro lordi annui o oltre, mentre un junior parte normalmente da livelli inferiori. (randstad.it)
Lo stipendio cresce quando cresce il valore della competenza. Un tecnico capace di intervenire su sistemi complessi, risolvere guasti rapidamente o gestire responsabilità elevate ha normalmente maggiore potere contrattuale rispetto a un profilo facilmente sostituibile.
Quanto conta il luogo in cui si lavora
La geografia continua ad avere un peso significativo. Il numero di imprese, il costo della vita, la presenza di distretti produttivi e la disponibilità di candidati influenzano sia la domanda sia le retribuzioni.
Le regioni con un tessuto industriale sviluppato possono offrire maggiori opportunità ai profili tecnici, mentre le grandi città concentrano più facilmente professioni digitali, servizi avanzati e ruoli corporate. Le aree turistiche generano invece una maggiore domanda nella ristorazione e nell’accoglienza.
Per questo una professione definita molto richiesta a livello nazionale deve sempre essere verificata anche localmente.
Chi vive a Verona, per esempio, dovrebbe confrontare i dati nazionali con gli annunci pubblicati concretamente in Veneto e nella provincia veronese prima di scegliere un corso.
Il Veneto continua ad avere un fabbisogno importante di lavoratori
Le previsioni di medio periodo collocano il Veneto tra le regioni italiane con il maggiore fabbisogno occupazionale, insieme a Lombardia, Lazio, Campania ed Emilia-Romagna. Le stime elaborate da Unioncamere indicavano per il periodo 2024-2028 un fabbisogno nazionale di diversi milioni di lavoratori, dovuto in larga parte anche alla necessità di sostituire persone che lasciano il mercato del lavoro per pensionamento o altre ragioni. (unioncamere.gov.it)
Per chi deve scegliere un corso professionale in Veneto questo rappresenta un elemento positivo, ma la scelta deve comunque essere mirata. Industria, logistica, servizi, turismo e professioni tecniche presentano caratteristiche differenti e richiedono competenze specifiche.
L’obiettivo dovrebbe essere cercare il punto di incontro tra ciò che le aziende locali stanno richiedendo e ciò che la persona può realisticamente imparare.
Come scegliere una professione se si parte da zero
Per chi non possiede ancora una professionalità definita, la scelta dovrebbe partire da una semplice analisi del mercato. È utile selezionare tre o quattro lavori che sembrano compatibili con le proprie capacità e cercare almeno venti annunci per ciascuno nella provincia in cui si vuole lavorare.
Bisogna osservare quali competenze vengono richieste, quali titoli, quanta esperienza, quali orari e quali condizioni. Dopo questa verifica è possibile confrontare le professioni e capire quale offre il miglior equilibrio tra opportunità e percorso necessario per raggiungerla.
A quel punto si cerca il corso.
Fare il contrario, cioè scegliere prima un corso e solo dopo chiedersi quale lavoro permetta di svolgere, è uno degli errori più frequenti nella formazione professionale.
Come cambiare lavoro dopo i 30 o 40 anni
Chi ha già diversi anni di esperienza dovrebbe ragionare in modo ancora più strategico. Ripartire completamente da zero può essere possibile, ma non sempre è necessario.
Spesso la soluzione migliore consiste nel muoversi verso una professione adiacente. Un operaio di produzione può diventare manutentore. Una persona che ha lavorato nella vendita può passare all’amministrazione commerciale. Un magazziniere può sviluppare competenze di gestione logistica. Un impiegato può specializzarsi nell’uso di strumenti digitali e gestionali.
Questa strategia permette di sfruttare contemporaneamente esperienza precedente e nuove competenze, rendendo la candidatura più credibile.
Il lavoro più richiesto non è necessariamente quello migliore per te
I dati occupazionali sono uno strumento, non una risposta automatica.
Una professione può avere migliaia di posti disponibili, ma essere completamente incompatibile con le capacità o le aspettative di una persona. Un’altra può offrire meno posizioni ma corrispondere molto meglio alle competenze individuali e permettere una carriera più stabile.
Anche lo stipendio iniziale non dovrebbe essere l’unico criterio. Alcuni mestieri partono con retribuzioni non particolarmente elevate ma permettono una crescita significativa attraverso esperienza e specializzazione.
La scelta migliore nasce quindi dall’intersezione tra domanda del mercato, capacità personali, formazione necessaria e prospettive di crescita.
Domande frequenti
Quali sono i lavori più richiesti in Italia nel 2026?
La domanda rimane elevata nei servizi, turismo, commercio e produzione, mentre diverse professioni tecniche e specializzate presentano anche una forte difficoltà di reperimento. Nel luglio 2026 le imprese programmavano circa 568 mila ingressi nel mese e 1,5 milioni nel trimestre luglio-settembre. (unioncamere.gov.it)
Quali lavori sono richiesti senza laurea?
Tra le professioni da valutare rientrano manutenzione, meccatronica, elettricità, lavorazioni industriali, logistica, ristorazione e altre attività tecniche e operative. I requisiti cambiano a seconda della professione e possono essere necessarie qualifiche specifiche.
Quanto guadagna un manutentore industriale?
Le stime pubblicate da Randstad nel 2026 indicano orientativamente 23-25 mila euro lordi annui per profili junior, 28-33 mila per livelli intermedi e 37-42 mila euro o più per alcuni profili senior specializzati. (randstad.it)
Conviene imparare un mestiere tecnico nel 2026?
Può essere una scelta molto interessante, soprattutto nei territori industriali, perché diverse figure specializzate continuano a essere difficili da reperire. Bisogna però scegliere una formazione con un’importante componente pratica.
Le professioni digitali sono ancora richieste?
Sì. AI, data, cybersecurity e altre competenze tecnologiche continuano a essere aree nelle quali esiste domanda di professionalità specializzate. La Salary Guide Italia 2026 di Hays evidenzia il permanere di uno skill gap proprio in diverse aree digitali avanzate. (hays.it)
È meglio scegliere il lavoro con lo stipendio più alto?
Non necessariamente. Bisogna considerare anche formazione necessaria, opportunità nella propria zona, attitudini personali e possibilità di crescita. Un’elevata retribuzione media può essere associata a professioni che richiedono molti anni di preparazione.
Conclusioni
I lavori più richiesti in Italia nel 2026 non appartengono a un unico settore. Esiste una forte domanda nei servizi e nel turismo, ma contemporaneamente il mercato continua a cercare tecnici, manutentori, meccatronici, operatori specializzati, professionisti digitali e molte altre figure difficili da reperire.
La situazione più interessante per chi deve scegliere una formazione si trova proprio dove domanda elevata e scarsità di competenze coincidono.
Per questo imparare un mestiere tecnico, specializzarsi nella manutenzione, acquisire competenze digitali oppure aggiungere nuove conoscenze a un’esperienza già consolidata può essere più efficace che inseguire semplicemente il lavoro momentaneamente più popolare.
Anche lo stipendio deve essere letto in questa prospettiva. I guadagni tendono ad aumentare quando aumenta la specializzazione, l’esperienza e la difficoltà di sostituire il lavoratore. Un manutentore senior, un tecnico altamente specializzato o un professionista digitale esperto può quindi raggiungere livelli retributivi molto diversi rispetto a un profilo di ingresso.
La domanda da porsi non è soltanto “qual è il lavoro più richiesto?”, ma piuttosto:
“quale competenza richiesta dal mercato posso imparare e trasformare in una vera professione?”
È da questa risposta che dovrebbe partire qualsiasi scelta di formazione e riqualificazione.
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