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Tutto ciò che c’è da sapere sui percorsi di Istruzione e Formazione Professionale  (IeFP)

 

 

scuola professionale

 

La scuola secondaria di secondo grado (Superiori) si divide in due grandi segmenti o “sistemi”, quello dell’Istruzione da un lato e quello dell’Istruzione e Formazione professionale (IeFP) dall’altro; il primo, di competenza statale, comprende i Licei, gli Istituti Tecnici (IT) e gli Istituti Professionali (IP); il secondo, di competenza regionale, i percorsi di IeFP  (21 percorsi di Qualifica di durata triennale e di 21 percorsi di Diploma di quarto anno riconosciuti a livello nazionale).

 

In base agli effettivi fabbisogni formativi emersi dalle evoluzioni sociali e dal mondo produttivo, le Provincie hanno individuato quali percorsi ed indirizzi attivare e dove localizzarli.

 

La Regione, che ha l’onere di programmare l’offerta formativa sul territorio tenendo conto dei singoli Piani Provinciali, ha infine coinvolto tutti i Soggetti interessati (scuole, enti di formazione, Province, Comuni, Ufficio Scolastico Regionale e sue articolazioni territoriali, ecc.), operando una sintesi tra le esigenze di ognuno, così da offrire alle famiglie percorsi scolastici e formativi non sovrapponibili.

 

Che cosa significa “IeFP” ?

 

Prima della riforma Moratti esisteva la Formazione Professionale, come ambito formativo parallelo al (cioè fuori dal) sistema scolastico di Istruzione e con finalità unicamente rivolte allo sviluppo di competenze per l’inserimento lavorativo.

Con la Legge n. 53/03, la vecchia Formazione Professionale lascia il posto all’“Istruzione e Formazione Professionale” (IeFP) ed entra a far parte del sistema educativo come sua “seconda gamba”, con pari dignità rispetto al sistema di Istruzione. Ciò ha permesso il superamento della divisione tra la dimensione della cultura (appannaggio esclusivo dell’Istruzione) e quella del lavoro (dominio riservato alla Formazione Professionale).

Con la riforma, anche i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale sono chiamati a dare all’allievo un’impronta educativa e culturale. Sia il sistema di Istruzione, sia quello di IeFP condividono infatti un unico Profilo Educativo, Culturale e Professionale (PECuP) e devono garantire un nucleo omogeneo di risultati al termine dei percorsi.

 

Che cosa è il sistema di IeFP regionale?

 

Il Titolo V° della Costituzione prevede che l’IeFP rientri nelle competenze esclusive delle Regioni. Questo significa che, fissati alcuni “obiettivi comuni” dallo Stato (i Livelli Essenziali delle Prestazioni), le Regioni definiscono il proprio sistema tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze del proprio territorio.

 

Istruzione Professionale / IeFP: quali differenze? Cosa cambia in concreto?

 

Fino all’anno scolastico 2009-10, l’Istruzione Professionale di Stato (IPS) prevedeva percorsi costituiti da un triennio e da un biennio finale (3+2). In altri termini, un ragazzo che si iscriveva presso un IPS, al termine del terzo anno di frequenza otteneva, previo esame, una qualifica  professionale e poteva scegliere se accedere al mercato del lavoro o proseguire gli studi per altri due anni, raggiungendo un Diploma di maturità. I primi due anni erano abbastanza simili a quelli di un biennio di Istituto Tecnico, ovvero più rivolti ad una formazione culturale generale e comune.

Dall’anno 2010-11, gli IPS offrono solo percorsi di durata quinquiennale, articolati secondo lo schema 2 + 2 + 1 (due bienni ed un quinto anno), senza più uscite di Qualifica al terzo anno.

I percorsi di Istruzione e Formazione professionale, invece, manterranno la possibilità di conseguire una Qualifica triennale ed un Diploma di Tecnico professionale di quarto anno (3+1). Questo in ragione della maggiore capacità di preparare gli allievi a ricoprire ruoli che il mondo professionale ritiene necessari.

Quanto poi ai contenuti ed ai metodi di insegnamento-apprendimento, i percorsi triennali e di quarto anno regionali di IeFP possiedono un carattere meno teorico di quelli scolastici ed una maggior aderenza agli aspetti lavorativi, senza, tuttavia, rinunciare ad una adeguata formazione culturale di base.

 

Che cosa sono il “diritto dovere di istruzione e formazione” e l’“obbligo di istruzione”?

 

Il Diritto-dovere di istruzione e formazione (DDIF) è stato introdotto dalla riforma Moratti ed è entrato in vigore con il D.Lgs n. 76/05. Prima della sua introduzione, in Italia vigevano da una parte l’obbligo scolastico, coincidente con l’obbligo di frequenza della scuola (ad esclusione della FP, quindi) fino al 15° anno di età; dall’altra l’obbligo formativo, equivalente all’obbligo di mantenersi in un circuito formativo fino ai 18 anni, al di fuori dalla scuola ed anche se in situazione lavorativa. Il DDIF ha unito e superato i due obblighi precedenti, introducendo a fianco del concetto di  "dovere"  (corrispondente all’“obbligo”), anche quello di “diritto” della persona, superando la storica separazione tra “Istruzione” e “Formazione”.

 

 

Che valore hanno i titoli di IeFP?

 

Prima della riforma Moratti le Qualifiche rilasciate dalle Regioni avevano un valore solo territoriale e non erano equiparabili ai titoli di studio rilasciati dalla scuola. Ora, con l’ingresso dell’IeFP nel sistema educativo, sia le Qualifiche, sia i Diplomi professionali diventano titolo valido - al pari di quelli scolastici - per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e del diritto dovere di istruzione e formazione. Sono poi spendibili e riconoscibili su tutto il territorio nazionale, perché riferiti a standard comuni, concordati tra le Regioni e approvati con Accordi Stato Regioni o in Conferenza Unificata. Il loro riferimento ai livelli europei (III° livello EQF per la Qualifica e IV° per il Diploma), li rendono inoltre riconoscibili anche nell’ambito più vasto della Comunità Europea.

 

Si può passare dai percorsi di IeFP regionale a quelli della scuola? Cosa significa “credito formativo”?

 

I titoli, così come anche le singole competenze acquisite al termine di un segmento di percorso (è il caso delle interruzioni prima della fine dell’anno), costituiscono credito formativo per l’inserimento o il passaggio nel sistema di Istruzione (L.R. n. 19/07, art. 10, c.7). Il credito formativo è una sorta di “bonus” corrispondente al percorso o alla frazione di percorso ed alle relative competenze fin lì acquisite, che la scuola presso cui ci si vuole trasferire (Istituti Tecnici e Professionali, ma anche Licei) deve tenere in considerazione. Il nuovo istituto deve, cioè, decidere a quale punto del nuovo percorso inserire l’allievo: se, ad esempio, nello stesso anno, con una riduzione oraria o di programma, o in quello successivo, magari con un supporto di formazione aggiuntiva per le parti su cui è ancora carente.

In ogni caso la scuola presso cui l’allievo si vuole trasferire non può non tener conto di quanto già fatto nell’istituto di provenienza o obbligare lo studente a rifare tutto il percorso daccapo.

 

 

Quante ore settimanali? quante ore di lezione e quante di laboratorio?

 

Negli Istituti scolastici le ore sono quelle previste anche per i percorsi statali, pari ad un monte annuo di 1.056 e ad un minimo settimanale di 32. Nelle Istituzioni formative l’orario minimo annuale è invece di 990 ore.

Le ore dedicate ai laboratori tecnico-pratici sia nelle Istituzioni scolastiche che in quelle formative possono invece variare in modo significativo, in rapporto alle scelte che le Istituzioni vorranno fare. Nei percorsi di IeFP regionali, comunque, la percentuale delle ore dedicate all’area tecnico professionale da sviluppare attraverso un forte ricorso ai laboratori, non può essere inferiore al 40% nel triennio ed al 45% nel quarto anno. L’impostazione complessiva è decisamente più rivolta agli aspetti operativi.

Si tratta di una differenza estremamente significativa, rispetto all’impostazione dei percorsi scolastici anche dell’Istruzione Professionale, differenza che emerge soprattutto nel biennio iniziale, dove la dimensione pratico-laboratoriale è ridotta ad una percentuale minima dell’orario, gli insegnamenti hanno un carattere generale e in buona parte comune a quella degli altri bienni dell’Istruzione

 

Si deve pagare? Quali opportunità per il diritto allo studio? Ci sono finanziamenti per coprire le spese?

 

Le famiglie pagano solo la tassa di iscrizione che in Veneto è di 150,00 Euro l’anno. In base al valore ISEE le famiglie possono beneficiare di ulteriori agevolazioni.

Nel nostro ente sono previsti anche dei contributi per le famiglie “buono libri” e “buono trasporto”.

 

Vai alla pagina della Formazione iniziale della Regione Veneto